Andrea Pelliccia

Andrea Pelliccia autore di libri sullo sport di grande successo, leggi l’intervista a questo link

Ho deciso per una volta di cambiare punto di vista. Solitamente descrivo come un autore deve e può promuoversi. Ora, invece, ti spiego come bisogna difendersi da autori malamente intraprendenti. E te lo spiego grazie a un irresistibile articolo scritto da un autore che va alla grande e che leggo sempre molto volentieri, Andrea Pelliccia, autore del clamoroso successo di libri di genere sportivo come “Up e Under” e fresco di pubblicazione di “Quando c’era Paolo Valenti” che, per chi ama il calcio e ha gli anni sufficienti per aver vissuto quanto capitato negli anni 80, ti assicuro che è un testo irrinunciabile e irresistibile!

Ti lascio quindi al seguente articolo scritto da Andrea Pelliccia, in esclusiva per ScrittoreVincente, goditelo, fatti due risate, rifletti sul tuo marketing e lascia un commento in basso, che sarà la parte più importante dell’articolo perché servirà ad aprire la discussione che mi aspetto :-)

Può capitare di avere, tra i parenti, gli amici, i conoscenti, uno scrittore o una scrittrice. Sconosciuti ai più, alle prime esperienze, ma fermamente ed entusiasticamente convinti che la strada del successo prima o poi si spianerà ai loro piedi.

Può capitare. E se capita, credetemi, è un’autentica disgrazia. Per almeno due motivi.

Il primo. Lo scrittore o scrittrice (d’ora in poi userò solo la forma maschile sperando che questa scelta non provochi manifestazioni di piazza o interrogazioni parlamentari), in quanto tale, scrive libri. Non solo li scrive ma pretende che vengano acquistati e addirittura letti. Quelli più audaci e sfacciati reclamano perfino il parere dei lettori.
Ora, non tutti possono vantare di avere come amici penne raffinate come Federico Moccia o Fabio Volo: perciò si dà per scontato che il libro proposto dall’amico scrittore faccia cagare. Magari non è così, magari è appena sbocciato un nuovo talento, ma è meglio restare nel dubbio che intaccare il proprio capitale.
Sì, perché ad amici e parenti viene chiesto dallo scrittore di acquistare quel libro, di pagare per avere qualcosa che non vogliono. Il prezzo, poi, è esorbitante: in media una quindicina d’euro. Il calcolo per stabilire a cosa si debba rinunciare per avere quell’oggetto inutile è presto fatto. Tre pacchetti di sigarette o una pizza con birra o un biglietto di curva allo stadio.
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Il dramma dell’incontro con lo scrittore

Si pone così il problema di evitare accuratamente contatti con l’amico scrittore, in particolare nell’anno successivo alla pubblicazione del libro. Di certo, non si può fingere di ignorare che la persona abbia pubblicato un libro. Non lo si può ignorare perché lo scrittore ha divulgato l’uscita del libro attraverso tutti i social network, citofono compreso, reiterando l’annuncio con cadenza bisettimanale (nella migliore delle ipotesi).
Ci si trova allora in situazioni agghiaccianti: l’incontro casuale con l’amico scrittore fa più paura che camminare soli di notte per le strade di Bogotà.
Se lo sfortunato incontro avviene occorre evitare, glissare, cercando, se possibile, di non sfociare nella maleducazione. Ecco un tipico dialogo.
Scrittore entusiasta: “Ciao, come stai? Lo sai che ho appena pubblicato un libro?”
Segue un gesto che terrorizza: lo scrittore mette una mano nella propria borsa per estrarre non un coltello (magari!) ma una copia del libro.
Malcapitato interlocutore (mantenendosi sul vago): “Ah sì, credo d’avere letto qualcosa su Facebook. Complimenti!”
Il sorriso che segue è falsissimo, come testimonia l’incipiente sudorazione. Ma allo scrittore non importa: insiste. Risponde con un ampio sorriso e pone sotto il naso dell’interlocutore il temuto oggetto cartaceo.
Ecco il momento peggiore. “Sei fortunato, si dà il caso che ne abbia con me una copia. Il prezzo di copertina è sedici euro ma a te che sei un amico lo offro a quindici.”
Seguono considerazioni tanto rassicuranti quanto farneticanti: “Sai, sono state vendute già molte copie, l’editore è entusiasta di come stanno andando le vendite.”
L’autore ha letto qualche testo di marketing letterario e prova a mettere in atto, senza alcun pudore, le strategie consigliate.
È difficile contrattaccare, ribattere: l’incontro era inatteso, non erano state predisposte le dovute contromisure.
Il debole cede subito: “Va bene, lo prendo”, sussurra, consapevole del fatto che maledirà quel giorno e quell’incontro per il resto della propria esistenza. Guarda con commiserazione quella banconota da dieci e quella banconota da cinque euro che escono dal portafoglio: per loro sognava un destino migliore.
“Bravo, ottima scelta, non te ne pentirai. Ho qui la penna, ti scrivo anche una bella dedica”. Al danno (economico ed esistenziale) segue la beffa.
Qualcuno prova a opporre resistenza: “Lo prenderei volentieri ma sono uscito senza soldi.”
Purtroppo lo scrittore ha la risposta pronta: “Ah, non c’è problema, c’è un bancomat lì, dietro l’angolo.”
Per inciso, lo scrittore non si azzarda a dire: “Prendilo, poi mi darai i quindici euro con calma”, perché sa bene che non vedrà mai quei soldi.
Si consulta nervosamente l’orologio, ci si guarda intorno con sgomento, alla ricerca di qualcosa, qualcuno che fornisca una scusa valida per andarsene subito da quel luogo maledetto. Ma a quel punto la situazione è compromessa: difficile tornare a casa a mani vuote e senza le tasche alleggerite.

Allora, che fare? Come comportarsi?
L’unica soluzione che mi sento di suggerire, se già avete tentato senza successo quella dell’ipocrisia, è la maleducazione. Lo scrittore va affrontato a viso aperto, con decisione. Se non si riesce a fingere di non vederlo (magari l’incontro avviene in un vicolo) bisogna intervenire subito. Non appena lo scrittore vi saluta con sorriso affabile e cordiale, la reazione deve essere pronta: “Ciao, scusami ma vado di fretta!”
La fuga non di corsa ma a passo veloce è l’inevitabile azione seguente.
L’autore del libro resterà sgomento, offeso. E questo, oltre all’integrità del portafoglio, è il secondo vantaggio: non vi cercherà più. Sì, perché gli scrittori sono permalosi e non tollerano di essere trattati con sufficienza.
Ho detto all’inizio che, ahimè, conoscere uno scrittore è dannoso per almeno due motivi. E allora ecco il secondo.

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Il dramma delle presentazioni letterarie

Lo scrittore che ha appena pubblicato la propria opera vorrà certamente organizzare delle presentazioni. E se avete la sfortuna che una di queste presentazioni si svolge a breve distanza da casa vostra, vi ritroverete certamente nella poco invidiabile cerchia degli invitati.
Assistere alla presentazione del libro è addirittura più dannoso dell’incontro casuale con lo scrittore. Sì, perché oltre all’obbligo dell’acquisto del volume (difficile sgattaiolare via alla fine dell’evento senza essere visti), va messa in conto la perdita di almeno un paio di preziose ore della propria esistenza.
La presentazione si svolge in un luogo in cui non ci si sognerebbe mai di entrare: una libreria o addirittura una biblioteca. L’autore, in genere, non si presenta da solo. Per farsi referenziare si fa accompagnare da uno sfigato spacciato per intellettuale. L’evento si svolge tra complimenti reciproci scambiati tra lo scrittore e l’intellettuale, lettura di passi del libro e domande studiate a tavolino rivolte da parenti compiacenti presenti tra il pubblico. Come evitare di presenziare a questo scempio?
Il modo più semplice è ignorarlo. Il temuto invito arriva di solito attraverso Facebook. L’autore, che ha piena padronanza del social network, si accorgerà che non avete cliccato sul fatidico pulsante “Partecipo” e, se è caparbio, insisterà per avervi nel novero degli eletti. Potrebbe arrivarvi un sms, un messaggio su Facebook oppure, fatto ancora più grave, potreste ritrovarvelo in chat: mentre state facendo i fatti vostri su Facebook compare in basso a destra quella casellina con il testo allegro e gioviale: “Ehilà, carissimo, allora ci vediamo la prossima settimana per la presentazione del mio libro?”
Se non volete essere maleducati il danno è doppio: siete stati distolti dalla vostra attività e siete obbligati a trovare, in modo rapido, una scusa credibile.
Quindi il mio consiglio è un altro. Se siete invitati a una presentazione, accettate. Avrete così tempo e modo per capire come evitarla.
Una volta accettato l’invito, le strade percorribili sono due. La prima consiste nel comunicare la propria assenza pochi minuti prima dell’evento. Un sms andrà benissimo: farà capire all’autore che tenete a lui ma che purtroppo è subentrato quell’imprevisto che vi ha sottratto alla partecipazione a una manifestazione cui non avreste rinunciato per nulla al mondo. Si tratta naturalmente di imprevisti che non si verificherebbero mai qualora l’impegno pianificato non fosse la presentazione di un libro ma una partita a calcetto con gli amici oppure una cena in trattoria.
La seconda soluzione è fingere fino all’ultimo di essere presente (un bel “mi piace” a ogni “reminder” dell’evento è il modo migliore), salvo poi non presentarsi. La scusa, in questo caso, è postuma e va resa solo nel caso in cui lo scrittore vi chieda spiegazioni.
Mi focalizzerei a questo punto sulla scusa. Che è tanto più importante quanto più tenete allo scrittore. Può capitare infatti che non ci si voglia liberare dello scrittore. Potrebbe essere, ad esempio, un vostro responsabile gerarchico, quindi un vostro comportamento non ortodosso potrebbe avere ripercussioni nella vita lavorativa. Oppure potrebbe essere un parente: qualora la sua attività fosse sostenuta e fomentata dal resto della famiglia potreste avere problemi lungo l’asse ereditario.
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Ecco allora qualche esempio di scusa. Che, come dicevo prima, può essere inviata subito prima dell’evento o in un momento successivo.
Un paio di scuse banali. Le eviterei perché si rischia che siano identiche a quelle scelte da altri invitati:
1. Mi è venuto un forte giramento di testa proprio mentre stavo per uscire di casa.
2. Mi sono dovuto trattenere al lavoro per una pratica urgente (scusa plausibile e credibile ma vale quanto detto sopra: se l’impegno previsto fosse stato una partita di calcetto si sarebbe mollato tutto per uscire dall’ufficio).
Meglio, secondo me, puntare a qualcosa di più originale.
1. Devo (oppure ho dovuto, a seconda del momento in cui si comunica la scusa) cambiare il catetere al nonno.
2. Ho forato una gomma proprio mentre venivo in auto alla tua presentazione (questa è subdolamente meravigliosa perché non solo vi giustifica e vi assolve ma insinua anche il senso di colpa nello scrittore).
3. Ho scoperto proprio ieri di essere allergico alla carta dei libri; in realtà lo immaginavo già: infatti a casa non ne ho nessuno.
4. Il mio oroscopo diceva di evitare i luoghi affollati: alla presentazione del tuo libro ci sarà certamente un sacco di gente. Sai, io non credo a queste cose ma se poi mi succede veramente qualcosa? Mi porti sulla coscienza?
5. Non ricordavo che sarebbe arrivata mia suocera: sono dovuto andare a prenderla alla stazione (questa scusa ha come effetto collaterale la diminuzione dell’autostima dello scrittore: l’invitato preferisce la compagnia della suocera alla presentazione del libro).
6. Sono stato assoldato come killer: l’omicidio era proprio all’ora della tua presentazione (scusa da usare con delicatezza: se lo scrittore non è sufficientemente intelligente da cogliere la vostra ironia potrebbe denunciarvi alle autorità competenti).

Indipendentemente dalla scusa, è poi importante lasciare allo scrittore una porta aperta, confortarlo con un’affermazione che dia fiducia per il futuro. È quindi utile dare pieno sfogo alla vostra ipocrisia e aggiungere, a margine del proprio rincrescimento, una frase di circostanza e d’incoraggiamento. Può andare bene una di queste:
1. Se organizzi un’altra presentazione vengo senz’altro!
2. Non preoccuparti, tanto il tuo libro lo comprerò lo stesso!

Penso possa bastare: applicando queste semplici regole avrete preso in giro lo scrittore, lo terrete a debita distanza e, soprattutto, non avrete intaccato il vostro conto in banca con spese assolutamente inutili.
Certo, lo scrittore comincerà a soffrire di “sindrome dell’abbandono”. Ma questo è un problema suo, non vostro. Mica gliel’ha ordinato il medico di mettersi a scrivere libri!

photo in home by Hikaru Kazushime on Flickr

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