autore cultura indigena

Ciao a tutti e benvenuti in questa nuova intervista di scrittore vincente.
Ho il piacere di presentarvi un ragazzo molto talentuoso per quel che riguarda la scrittura di libri fiction o meglio fantasy, perché c’è una differenza fra le due.
Un ragazzo che ha viaggiato per il mondo, anche in zone remote. Fabrizio dicci chi sei e di che cosa ti occupi nella vita

Sono Fabrizio Villanti, ufficialmente insegnante di yoga e massaggiatore, però poi come la nostra epoca un pochino ci spinge mi sono avvicinato anche ad altre attività, tra cui la scrittura che ho sempre coltivato.
Mi occupo prevalentemente di scrittura e fotografia.

Mi interessa molto questo aspetto. Ci parli dei tuoi viaggi in Groenlandia?

Il Vietnam è una cultura che ancora conserva grande originalità, perché dopo aver vinto la guerra a suo tempo, gli ha consentito di mantenere alcune tradizioni che si trovano solo lì, quindi sono un popolo molto fiero, ma se vogliamo allo stesso tempo anche piuttosto semplice.
È un mondo molto variegato, dove troviamo metropoli molto grandi e caotiche, ma dove regna un po’ l’industria. Però contemporaneamente troviamo ancora dei paesini dove non si parla neanche una parola di inglese e si conservano ancora tradizioni come la pesca e coltivazioni.
La Groenlandia invece è l’opposto, perché non ci sono strade, non ci sono macchine e ci sono soltanto pochissimi abitanti Inuit che fanno una vita molto semplice, come piccoli lavori, in un mondo che comunque per gran parte dell’anno è totalmente ghiacciato e isolato senza strade, un mondo veramente lontano da tutto e quindi fa impressione.

Quando e quanto hanno influito questi viaggi straordinari che hai fatto alla scoperta di queste due culture così diverse e antitetiche, sull’ideazione della storia alla base della tua opera editoriale, dove tu parli di un popolo che arriva da un altro pianeta?

Hanno influito perché sono cresciuto nel nostro mondo occidentale, che ha la sua cultura e le sue filosofie di vita e quindi approcciandomi a questi popoli ho potuto scoprire dal vivo, toccandoli con mano e dei modi di vedere le cose e di vivere differenti.
Questi popoli mi hanno ispirato per la loro visione differente delle cose, da un certo punto di vista sicuramente più avanzata, ma anche una grande cultura umana, nel senso proprio di sentimenti.
Ho visto mamme indigene che si portavano tre bambini piccoli sulle spalle mentre andavano a coltivare il riso, donne comunque forti, ma per loro è una cosa normale.
Il contatto con queste popolazioni sicuramente mi ha ispirato l’idea di un popolo che mette al servizio la sua cultura per il prossimo.

Scopri come Pubblicare il Tuo Libro
Fabrizio appena ci hai contattato per pubblicare questo tuo ottimo fantasy, perché ho avuto la possibilità di leggerlo, tu mi hai detto vorresti creare un libro che dal punto di vista formale sia uguale al libro “Il violino nero” quindi un libro tascabile. Com’è andata?

È andata benissimo e sono veramente soddisfatto dei risultati ottenuti, perché era proprio quello che volevo e mi è veramente piaciuto lo spirito di collaborazione che ho trovato con voi più di ogni altra cosa.
Voi offrite un servizio e io ne offro un altro, però sconfinare dal mio campo che comunque è importante è stato bello e anche avere dei rapporti umani. Confrontarsi a vicenda con persone come voi che avete la vostra grande esperienza e uno scrittore come me che comunque si è approcciato anche in questo mondo del Self Publishing, è stato molto bello e ho visto un grande spirito di partecipazione da parte di tutti.

Questo è un aspetto che mi piace sottolineare, che con l’editoria classica non sarà mai possibile soddisfarlo.
Tu volevi creare un’opera editoriale a tua immagine e somiglianza e quindi avevi questa idea di un libro tascabile che con una mano lo puoi tenere e consultare facilmente e che al suo interno contenesse la tua creazione editoriale.
Il tuo scritto e con un servizio come Self Publishing Vincente, abbiamo personalizzato la tua opera esattamente come la volevi tu, ma dandogli anche una connotazione relativa al mercato perché è chiaro che bisogna soddisfare l’esigenza soggettiva di avere un libro e che piaccia ai tanti lettori.
Quindi abbiamo messo insieme le tue aspettative e i tuoi desideri con le esigenze di creare un’opera che sia idonea anche al mercato e questo ha permesso la nascita del tuo romanzo intitolato “Nannùn”, dove in copertina c’è un’immagine volutamente essenziale.
Che cosa rappresenta?

Sono due ragazzi che si abbracciano sulla riva del mare con in sottofondo quello che potrebbe essere un pianeta, ma lascio a chi sa e a chi vorrà l’interpretazione.

Questa immagine da dove viene?

Questa immagine viene da mio zio che ha l’hobby da sempre di dipingere, perché lui lavora nel campo della pubblicità.
Secondo me è molto bravo e quando ho coltivato questa idea del libro, gli ho chiesto di farmi una bozza dopo avergli descritto quello che avevo in mente.
Sono stato molto contento del risultato e quindi ho deciso di utilizzare questa immagine come copertina e colgo l’occasione anche per ringraziarlo.
Si chiama Antonio Villanti un’artista.

Quindi un’altra dimostrazione di come sia stata realizzata una sinergia di lavoro, ma anche di emozioni, di affetti, di passioni.  Quindi c’è la tua creazione editoriale, un racconto che nasce dalle tue esperienze di vita, la cui base molto probabilmente è dovuta a questi due incredibili viaggi che hai fatto.
Poi c’è il desiderio di creare un libro che da un punto di vista abbia un certo formato come piace a te e tuo zio Antonio che ha creato l’immagine di questo libro e lo staff di scrittori vincente dove i nostri tecnici, impaginatori e grafici hanno cercato di dare un equilibrio a tutte questi aspetti per creare un prodotto che sia appetibile per il mercato e che sia a da adeguato per essere messo in vendita sul più importante Ebook Store in Italia e in tutto il mondo come lo è adesso il tuo libro.
Vedo che è da pochissimo che hai pubblicato e hai già tre recensioni.
Qual è adesso questa tua esperienza e cosa sta succedendo da pochi giorni, cioè da quando hai pubblicato il libro?

Ho avuto l’opportunità di ricevere parecchi feedback da chi l’ha letto e comunque in ognuno di essi vedo delle cose molto interessanti.
Per esempio una mia vecchia zia mi ha fatto notare una cosa che io avevo già intrapreso nella scrittura, cioè l’importanza delle pause e che comunque la scrittura non è un processo troppo schematico quindi bisogna anche rispettarla, bisogna avere pazienza, bisogna lasciare che la scrittura venga da noi.
Questa cosa l’avevo già notata in me, l’importanza del saper aspettare, delle pause.
Poi l’ho fatto leggere a una signora anziana di 83 anni ed è rimasta estasiata tanto che ha ordinato 10 copie.
Il fantasy e amato forse più dai giovani come genere e non mi piacciono troppo le categorizzazioni per una questione proprio mia, di indole.
Quindi il fantasy piace molto ai giovani, ed è stato bello questo confronto tra generazioni, di come anche persone di una certa età apprezzino nonostante la diversità un libro così.
Molto interessante è questo spostamento di generazioni di lettori, è la cosa che finora mi è piaciuta di più e vedo che sta piacendo. Una bella gratificazione per una cosa a cui ho dato anima e corpo.

Ti svelo un segreto Fabrizio. Tutti gli scrittori una volta che hanno scritto il libro si sono innamorati di quello che hanno creato e questo credo derivi da una questione di psicologia, nel senso che ciò che scriviamo è l’immagine di noi stessi. Alla fine se non piacciamo a noi stessi è chiaro che ha poco senso fare un passo dopo l’altro in avanti.
Ho visto dei tatuaggi sulla tua mano, che significato hanno?

Quello sulla mano in realtà è unito a quello che ho su tutto il braccio che è praticamente tutto rosso.
Riprende una cultura che ormai è ridotta all’osso che è quella degli indiani d’America, che sono una popolazione che ho sempre ammirato.
Anche loro sono stati un simbolo di in modo diverso di vedere il rapporto con la natura anche se non erano dei santi, però quella dei pellerossa è una cultura che mi ha sempre affascinato che è stata quasi decimata purtroppo, erano 70 milioni e ora sono poco più di 4 milioni.
Dispiace che certe culture che potevamo dare buone cose siano scomparse.

Nel tuo libro c’è un po’ di cultura pellerossa?

Sì, è nel nell’ottica di un legame con tutto il circostante perché le cose sono dipendenti tra di loro.
Noi abitiamo su questo pianeta e magari pensiamo che sia tutto qui, mentre in realtà se guardiamo in alto ci sono milioni di cose. Quindi una stella può influenzare noi come le maree sono influenzate dalla luna, insomma un legame di dipendenza reciproca, ed è quello che lega la visione che avevano i pellerossa, che uccideva il bisonte per mangiare e non per fare collezione di prede.

Pochi secondi fa ho visto il tuo braccio e ho trovato strano che te lo eri fatto tutto rosso. Poi però mi hai parlato della cultura dei pellerossa americani e ti devo dire che mio pensiero è cambiato immediatamente.
Mi hai parlato dei valori dei pellerossa americani e della tragedia che hanno vissuto, di tutto ciò che è stato perso e devo dire che ho già rivalutato la mia visione di questo tuo enorme tatuaggio.
Spiegaci perché dobbiamo leggere il tuo libro “Nunnùn”.

Perché è il mio libro in cui ho messo tutto me stesso e mi fa piacere tramandare quello che sono e quello che ho dentro.
Poi se siete amanti del fantasy come me è un bel modo se il mondo reale delude un po’, e come diceva Lamberto Bava il fantasy è sempre un bel mondo in cui potersi rifugiare in cui poter evadere un po’.
Di questi tempi i libri sono sempre dei compagni di viaggio, degli amici, perché comunque quando noi leggiamo un libro siamo in compagnia del suo autore.
Una cosa che io ho sentito dire un po’ di anni fa, quando noi leggiamo Tiziano Terzani siamo in compagnia di Tiziano Terzani e quando leggiamo qualunque altra cosa siamo in compagnia di quell’autore.
Quindi mi permetto anche di dire che tutelare il cartaceo in questo mondo sempre più virtuale è una bellissima cosa, il piacere di sentire l’odore di una pagina, di sfogliarla e di corteggiare un libro leggendolo un po’ alla volta, anche con delle pause per prendersi del tempo è una bella metafora.

Quali sono gli spazi online dove possiamo trovarti? Un sito web, un social network oppure un’email.
La mia email è fabriziododo@gmail.com e penso che creerò una pagina che si chiamerà fabrizio villanti scrittore. Non l’ho ancora fatto perché sui social ho solo Facebook, e se devo dire la verità per adesso il mio nome e cognome è dedicato ai pochi amici che ho in giro per il mondo.
Grazie Fabrizio per il tuo contributo e a presto.
Scopri come Pubblicare il Tuo Libro

Scarica Gratis le Risorse

Inserisci solo la Tua Email principale e clicca su pulsante "Scarica Subito" per scaricarle in pochi secondi (mentre sono ancora disponibili)

Privacy UE

You have Successfully Subscribed!

Pin It on Pinterest

Share This