Ciao a tutti e benvenuti in questa nuova intervista di scrittore vincente.
Dall’altra parte una persona che io stimo e che ha pubblicato tre libri con Self Publishing vincente dopo aver pubblicato altri libri con editori.
E’ una persona che svolge un lavoro molto importante. Domenico Farina papà di quattro figli, autore seriale.
Ciao Domenico dicci chi sei e di che cosa ti occupi?

Ciao sono Domenico Farina o più semplicemente Mimmo.
Sono avvocato praticamente da una vita perché ho iniziato giovanissimo a 23 anni.
Mi occupo di diritti civili nella mia zona, ma non disdegno di andare anche fuori zona a seguire cause e processi.
Sono stato per molto tempo innamorato della politica fino a qualche anno fa a dei livelli discreti e ho una passione per la scrittura.
Ho sempre detto, un avvocato deve scrivere molto e parlare molto per lavoro, quindi ho scritto sempre molto, di diritto, memorie difensive, atti di citazione, le coop, separazioni e in effetti scrivere diventa parte
del tuo lavoro.
Scrivere per il gusto di scrivere è un’altra cosa, così ho cominciato che avevo già 55 anni con un mio primo libro che tratta le vicende politiche di un periodo determinato intorno agli anni 90, nella mia zona
e seguito poi dal primo thriller perché mi piace molto, anche inventarli.
Ciò che appare realmente nella vita è diverso da quello che appare nei processi, perché noi diciamo sempre che la verità sostanziale non è mai o non viene mai trasfusa in un processo. Il libro racconta di un processo che avevo celebrato in qualità di difensore, ovviamente romanzato, e poi
seguito da un altro lavoro, il primo che io ho fatto con una casa editrice diciamo conosciuta a livello nazionale mentre i primi due libri li ho fatti con due case editrici locali.
Racconta un po’ la mia biografia, quella di un ragazzo del sud che va a studiare a Bologna, dove rimango coinvolto in un’incidente stradale in quelle che sono state definite le stragi del sabato sera
Mi trovi imbrigliato nella contestazione studentesca del 77 che per molti fu un novello 68 ma era completamente differente. Poi la vita del periodo in cui ho svolto il servizio di leva.
Poi devo dire la verità e forse tocco il tuo campo Emanuele, ho visto che le case Editrici, a meno che sia una casa editrice veramente grande, lasciano poco alla promozione del libro, quindi devi farlo da solo e rimani imbrigliato cercando su internet.
Poi mi sono imbattuto nel suo sito il Self Publishing vincente e da questa esperienza è nato il mio primo libro thriller che abbiamo chiamato “Tre indizi non fanno una prova” richiamando quella frase di Agatha Christie secondo cui tre indizi invece fanno una prova.
Nel libro, gioco con questo colloquio, fra un avvocato e un ispettore di polizia: l’avvocato contesta che tre indizi non fanno una prova.
Poi ho pubblicato un libro che racconta la storia dell’ultimo periodo di vita di mio padre morto giovane a 60 anni per un tumore. E’ il libro a cui tengo di più perché è molto intimo, perché ricorda mio padre e per questo motivo con Self Publishing vincente abbiamo fatto un po’ di promozione nel senso che se continuerà a vendere e parte del ricavato verra’ devoluto all’associazione Bianca Garavaglia che si occupa di assistenza per i tumori infantili.
Ora è arrivato l’ultimo che è freschissimo di stampa “io non sono un mafioso” che ormai è già in ebook e circola grazie a Self Publishing su tutte le piattaforme online, è già pronto il cartaceo anche se qualche mio amico materialmente gia’ lo possiede.
Per me scrivere è un hobby e non ci guadagno, perché diciamo chi scrive per diletto e non ha alle spalle una casa editrice grossa non guadagna anzi piuttosto ci rimette. Un proverbio dice: Dove c’e’ gusto non c’è perdenza.

Grazie Domenico mi ha fatto veramente un preambolo dove mi hai già risposto a gran parte delle domande che avremo voluto farti e ora ti svelo un segreto, il mio carissimo collaboratore Giovanni che è il responsabile tecnico di Self Publishing vincente mi dice che non vede l’ora che Domenico pubblichi il nuovo libro perché lui li legge appassionamente.
Devo chiedergli un responso sull’ultimo tuo libro e per noi è stato un onore avere la possibilità di pubblicare il tuo libro che hai scritto, in particolare su tuo padre. Un aspetto che interessa particolarmente a me, avendo in passato letto con grande interesse ad esempio dei romanzi Legal thriller di Scott Turow, quelli americani dove c’è una descrizione molto dettagliata e molto verosimile dei processi e di tutto quello che è il mondo intorno a questo tipo di situazioni.
Qual è il metodo se esiste un metodo oppure esiste creatività che è alla base della scrittura di thriller in ambito legale come tu riesci magistralmente a fare con più versioni, cioè si attinge dalla realtà oppure in base alle conoscenze che si hanno di tipo tecnico di tipo procedurale si creano delle storie completamente inventate?

Io voglio confessarti una cosa, ho scritto il primo primo thriller del mio secondo libro che si chiama “Ciò che appare ciò che io avevo difeso”che racconta di un assessore è un imprenditore che erano rimasti imbrigliati in un processo per corruzione, ma poi furono assolti tutti.
Quel processo ovviamente per far comprendere il significato, l’ho fatto e l’ho dovuto romanzare quindi mi sono inventato un controesame diverso da quello che era successo, insomma ci ho messo un po di mio però in effetti racconto dal momento dell’arresto fino alla assoluzione in grado d’appello.
Racconto quello che è successo, questa è la confessione che ti faccio, un giornalista mi fece una domanda e mi disse: senti, ma tu quando scrivi inventi completamente oppure fai il resoconto di quello che è successo?
E qua c’è la confessione un po presuntuosamente: guarda io non invento perché se no sarei un inventore, ovviamente scherzavo e però non faccio neanche un resoconto puntuale perché sarei un cronista, e non uno che vuole apparire uno scrittore e l’ho convinto di questa affermazione, ma poi mi sono dovuto rimangiare tutto, perché questa cosa era vera per quel libro ma quando ho scritto “Tre indizi non fanno una prova” non c’è una cosa vera in quel racconto.
Cominci a scrivere e man mano che scrivi ti accorgi che stai scrivendo delle cose che non sono mai successe.
Però c’è un però, io vivo nei tribunali ma adesso non ci fanno mettere piede per via del covid, ma so che cosa succede durante le attese, so tutti i detti le barzellette che si dicevano nei tribunali, conosco un po come va la vita nei tribunali e quindi è inevitabile che quando descrivo questo avvocato poiché lo ho inventato e che non compare nell’ultimo libro ma compare nell’altro, l’avvocato Franco Alberti che è un avvocato innamorato della politica, innamorato dal mare, innamorato della famiglia, riesco a dipingere delle situazioni che per me sono la quotidianità. Una volta il mio cugino che fa tutt’altro mestiere, insegna all’università di medicina, mi disse dopo aver letto il mio libro, Dio ti ringrazio perché ho trascorso con te un paio d’ore in tribunale, io che non
ci era mai entrato! Allora è chiaro che i miei colleghi che leggono si divertono perché vedono come riesco a stringere un po’ tutta l’ampiezza del processo, invece quelli che non sono mai entrati in tribunale mi fanno onore quando dicono che leggere il libro e’ stato come entrare in tribunale un paio d’ore.
Immaginati, quando c’è la camera di consiglio, puoi aspettare dieci minuti ma poi aspettare anche ore.
Cerchi di trovare delle giustificazioni per esempio col cliente che ti chiede perché tanto tempo e nel primo libro io lo scrivo, perché poi quando passa troppo tempo è verosimile che si arrivi ad una condanna.
A volte cerco di mettermi dalla parte del lettore, immaginarmi a fare tutto un altro lavoro a trovarmi in tribunale con l’avvocato Alberti per vedere un po che aria si respira dietro le toghe. Consentimi un saluto affettuosissimo a Giovanni, ormai con lui
ci sentiamo sia pure via mail o per telefono perché lui sta fuori, fammi fare i complimenti per le copertine che fa, soprattutto per l’ultima, io ormai non discuto, lo lascio fare perché va sempre bene E l’ultima Giovanni, se mi stai ascoltando, è inquietante come copertina e la cosa credo che vada bene per un libro che si chiama “Io non sono mafioso”.

Grazie Domenico ora quello che mi piacerebbe capire quali sono secondo te, ora che le scelte vanno verso il Self Publishing, i pro e contro con l’editoria in genere, se dovessi proprio riassumere quali sono i tre principali aspetti ?

Credo di non mancare di rispetto a nessuno se dico che chi si cimenta con la scrittura, chi tenta suo modo di fare lo scrittore vorrebbe un contratto magari con case grosse come la Mondadori per esempio, ovviamente non ce l’hai perché salvo che succeda qualche cosa di particolare tu non ce l’hai. L’ho fatto all’inizio, tu spedisci e aspetti un tempo indefinito, capisci che c’è bisogno di tempo perché devono leggere, devono capire quindi è normale che passa troppo tempo e tu non sai se da quel lavoro poi troverai l’ok della casa editrice oppure dopo sei mesi che non ti rispondono, tu sai che dopo sei mesi hai bisogno di chiudere il capitolo per eventualmente aprirne un altro. Oltre che diventare veramente estenuante l’hobby diventa poi pesante, diventa quasi quasi una cosa ansiosa che non fa bene.
Peraltro a meno che tu non stai parlando di case editrici come la Garzanti o la Mondadori non ti fanno una vera promozione per cui la casa editrice con cui ho fatto il terzo libro, non mi ha dato al libro una promozione vera, la promozione te la devi fare tu e lo fai nei ritagli di tempo e io so fare l’avvocato e non le promozioni.
Gia’ mi devo ritagliare il tempo per scrivere quindi pensare alla promozione onestamente e’ difficile allora la casa editrice tradizionale diventa miniera per alcuni versi per altri versi diventa un’esperienza brutta perché ti chiedono dei soldi oppure non ti ti dicono devi comprare un tot numero di copie a questo prezzo che significa ovviamente comunque che devi tirare fuori i soldi e li tiri fuori per il libro, poi il rapporto finisce così, allora io credo che non ha molto senso perché comunque il contratto l’hai firmato i diritti sia pure per un periodo provvisorio gli hai dati a loro, non sei padrone di una cosa tua. Certo un libro è un figlio e io sono solo il papà ma con la casa editrice non funziona così allora il Self Publishing ti dà la possibilità di essere più seguito, mi piace come impacchettate, mi piacciono le copertine, mi piace il lavoro che fa peraltro anche con una velocità incredibile, perché diciamo se io volessi in quattro giorni Giovanni mi sistema perde del tempo poi magari sono io che ritardo a restituire la bozza corretta, diciamo perché ci metto un po più di tempo, ma il libro rimane mio, io sono padrone dei diritti d’autore e se voglio distruggerlo, bruciarlo posso farlo.

Chiarissimo Domenico giusto una precisazione, noi abbiamo dei pacchetti di promozione però non siamo un’agenzia che fa tutto perché io personalmente non credo a chi fa tutto, secondo me chi promette tutto, non fa niente o tutto male.
Noi offriamo dei pacchetti promozionali che è esattamente ciò che facciamo per promuovere le nostre attività quindi sviluppiamo siti web professionali
facciamo delle campagne promozionali su Facebook su Amazon e poco altro perché effettivamente questi nostri servizi sono già collaudati e quello che è
importante da dire magari per gli chi ci segue e che noi non siamo una casa
editrice e quindi non abbiamo alcun tipo di guadagno sulle vendite quindi tu
prima hai fatto un paragone è molto carino.
La metafora che utilizzo io per capire cosa facciamo è che tu quando pubblichi un libro è come quando ti compri una casa.
Quando ti compri una casa ti devi comprare quindi il terreno, lo spazio dove pubblicare il libro, poi dopo devi pagare un gruppo di operai specializzati che ti costruisce la casa no con un ingegnere che magari dirige i lavori, ecco noi siamo quel team quell’ingegnere, quel gruppo di operai specializzati che costruisce la casa. Poi una volta che la casa è stata costruita ci andiamo e il proprietario della casa si gode di tutti i diritti e tutti i benefici di quello che offre una nuova abitazione.

Infatti hai fatto un paragone proprio calzante nel senso che poi uno rimane anche affezionato al muratore che aveva fatto la casa, il paragone è proprio quello.
Parliamoci chiaro Emanuele noi autori dobbiamo fare qualcosa in self publishing senza rivolgerci a nessuno ma però devi saperla fare, devi saper immaginare le copertine.Io vedo per esempio quando Giovanni lavora che ha letto il libro perché non tira fuori delle copertine a caso. Con i “Tre indizi non fanno una prova” ha fatto una copertina con un senso. Mette per terra un corpo forse di una donna, con la linea gialla attorno, come si fa nelle indagini con tre macchie rosse che richiamano gli indizi. Questo significa un lavoro professionale di chi lo fa tutti i giorni difficilmente io potrei arrivare a fare una copertina del genere. Però dico: uno potrebbe anche farlo da solo, quindi con Amazon per esempio si può avere questa possibilità. Spezzo una lancia a favore del self publishing. L’autore ha fretta di pubblicare. Tutto questo tu lo riesci a fare solo in questa maniera. Le case editrici tradizionali sono più lente lo fanno in 6 mesi. Per arrivare a pubblicare un libro che arriverà a vendere poco. Sono tanti meccanismi. E’ un hobby. Io voglio vederlo finito. Mio padre l’ho letto 7 volte.Cento volte Self Publishing, il giorno in cui arriverà’ la possibilità’ di una grande casa editrice, lasci il Self Publishing, ma sei arrivato li grazie a questo. La De Lellis pubblica solo grazie alla sua notorietà io no. Quindi col self publishing me li scrivo, me li creo, me li pubblico e me li cresco. E sono il papà del mio libro.

A questo punto, quali sono gli indirizzi dove possiamo trovarti?

Www.domenicofarina.com è il mio sito web. Il gruppo aperto facebook dove scrivo si chiama frammenti di vita. Quest’ultimo l’ho fatto proprio quando è uscito il libro, il terzo, si chiama proprio frammenti di vita. E’ aperto a tutto poiché si parla di cultura, di libri, di mare, di esperienze. E’ una bella cosa.

Grazie Domenico ci hai dato un’ottima lezione di buona letteratura e ottimi valori. Grazie ancora!

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