Nell’immaginario di qualsiasi scrittore italiano il Premio Strega è considerato come il premio più importante che un autore può ricevere.

Di conseguenza, il libro vincitore del Premio Strega, ha un successo di vendite quasi automatizzato.

L’editore che si aggiudica il Premio Strega ha quindi rilevanti benefici economici derivanti da questa vittoria.

Negli ultimi 15 anni solo un manipolo di editori, i più grandi e potenti d’Italia, si sono aggiudicati il Premio Strega.

Ecco la classifica delle vittorie:

  1. Mondadori (6)
  2. Einaudi (3)
  3. Rizzoli(2)
  4. Bompiani(2)
  5. Feltrinelli (2)

Questa classifica rispecchia stranamente anche la classifica dei fatturati degli editori summenzionati.

Oh, non è che sto insinuando che il Premio Strega sia un premio spartito a tavolino dai grossi editori, che guarda caso spesso sono anche i padroni dei grossi media che decidono le sorti dei libri veicolandone la promozione… Lungi da me insinuar tal malevolo pensiero!

Però, devo dirti che qualche dubbio a tal proposito mi sovviene… A te no?

Tuttavia, leggendo nomi come Pavese, Morante e Bassani nella classifica del Premio Strega, ogni dubbio di questo tipo potrebbe evaporare, perché

Ciononostante, negli ultimi anni, non mi pare che la qualità dei libri vincitori del Premio Strega sia propriamente eccelsa.

A proposito… nel 2015, pochi giorni fa, il Premio Strega se lo è aggiudicato un certo Nicola Lagioia  Carneade – con il libro “La ferocia“.

In questi giorni sono rimasto colpito da diverse email di scrittori che, dopo aver letto il libro “La ferocia” di Nicola Lagioia, sono rimasti letteralmente (mai avverbio è stato più azzeccato) indignati.

Di seguito ti riporto un illuminante articolo di un esperto in materia, Alessandro Vizzino, editore libero con Edizioni Draw Up – che probabilmente non vincerà mai il Premio Strega – e autore di diversi romanzi che hanno ricevuto anche premi internazionali.

Vizzino spiega prima l’attuale contesto del Premio Strega. Subito dopo riporta alcuni stralci del libro “La ferocia” che ti sveleranno un’allucinante e inconfutabile verità.

La tristezza di leggere Lagioia

di Alessandro Vizzino

Alessandro Vizzino recnsione Nicola Lagioia La ferocia

Alessandro Vizzino e la sua personale opinione sul libro La ferocia di Nicola Lagioia, vincitore del Premio Strega 2015

Il panorama editoriale italiano, con i suoi contorti meccanismi, gli interessi di parte, le lottizzazioni interne attraverso le quali i grandi gruppi si spartiscono il mercato come un nugolo di cani affamati su un misero osso, non finirà mai di stupirci.

Un settore in cui viene ormai meno qualsiasi forma di meritocrazia, in cui ogni principio di oggettività di giudizio, ineluttabile anche in un clima di perfetta libertà d’opinione, è disconosciuto, e l’arbitrio critico diventa un pretesto per stravolgere la verità e giustificare qualunque sorta di misfatto o di sub-prodotto.

Questo il caso di Nicola Lagioia, autore barese nato nel 1973 che più di qualcuno, anche in virtù di una carriera fin qui incomprensibilmente ialina, definisce “scrittore” o “letterato”.

Lagioia pubblica poco, non fa della prolificità creativa il suo punto di forza, centellina ogni suo lavoro; eppure, in questi quattordici anni di carriera editoriale, dal 2001 a oggi, ha ottenuto soltanto gratificazioni e consensi, pubblicando con i principali editori nazionali prima di attestarsi stabilmente in casa Einaudi.

Da pochi giorni, ed è notizia conosciuta, Nicola Lagioia ha inoltre vinto il Premio Strega, con un distacco abissale sugli altri finalisti.

“Allora, è uno bravo”, potrebbe pensare a questo punto il più candido dei lettori; e poiché ci siamo rifatti in premessa all’oggettività di giudizio, pubblichiamo alcuni stralci tratti da “La ferocia”, il libro fresco vincitore del premio letterario più importante d’Italia, per offrire una dimostrazione di quanto mistero avvolga ancora le scelte editoriali e promozionali dei marchi editoriali primari, e non solo.

Una scrittura forzata, plastificata, pomposamente stucchevole sino alle soglie del ridicolo, frutto di un estremismo rococò degno del più verboso e inutile dei parolai; uno stile, insomma, quello di Lagioia, che farebbe inorridire qualsiasi principiante, che scatenerebbe le ire di un qualunque docente delle scuole primarie, e che, in estrema sintesi, rende Nicola Lagioia il principe supremo, l’inarrivabile sovrano, dell’anacoluto e del grottesco.

Stralci del libro La Ferocia di Nicola Lagioia

Benché appena adolescente, nonostante nessun ragazzo ancora (ma su questo il geometra avrebbe scommesso non più di trecento biglietti da cento), avesse incrinato un imene il cui valore a sedici anni Clara doveva essere abbastanza sveglia da saper moltiplicato dal giorno in cui non ci sarebbe stato più, se la sentiva cuocere nello spazio tra il sedile e se stessa.

Il cielo rischiarato dalla luna gli diede la sensazione di poter leggere per paradosso le lontananze terrene, come se al posto del nulla siderale ci fossero gli Stati Uniti, il Brasile, la Cina…

Non era molto oltre la trentina, ma non poteva avere meno di venticinque anni a causa dell’intangibile rilasciamento dei tessuti che trasforma la sveltezza di certe adolescenti in qualcosa di perfetto.

In quei momenti Vittorio non solo non capiva dove ma cosa fosse questa figlia la cui essenza si disfaceva lasciando al proprio posto la nuda sistole di un dispiacere, forse persino di un dolore davanti a cui si era costretti a indietreggiare.

I mesi senza Clara sono una sorta di falso incubo. Come se l’incubo lo sognasse una fotocopiatrice.

Ecco il problema di Ruggero: la concrezione di pazzi con cui la sorte voleva distoglierlo dall’unica attività che lo avrebbe reso libero, il tasto su cui battere fino a quando la particola di follia che in linea retta alimentava anche lui fosse diventata un nudo anello che non trasmette niente, lo studio, lo studio fanatico della medicina a cui si dedicava senza perdere un attimo.

I loro volti godevano di uno speciale rilasciamento, l’apparente ebetudine dei privilegiati in cui Vittorio ritrovava una ulteriore forma di intelligenza. Nessuna traccia del foglio metallico che annerisce sottopelle a causa dell’attrito con il mondo.

Avrebbe attraversato la zona periferica di Taranto finché le luci del petrolchimico avrebbero rischiarato sempre meno i confini cittadini.

Siete arrivati sin qui? Bene.

A questo punto, o state rotolando sul pavimento in preda alle risate, oppure vi state chiedendo se tutto questo non sia soltanto uno scherzo.

Però… no; purtroppo non è uno scherzo. È Nicola Lagioia, vincitore del Premio Strega 2015.

Ora, i quesiti sono due: in primo luogo capire se Lagioa ci fa o è sul serio così; in seconda battuta, comprendere se è più arcano il suo modo di “scrivere”, ci si passi il verbo, o la posizione di chi lo sostiene, lo ha votato e lo inneggia come un grande innovatore linguistico e letterario. Poteri dell’incoerenza.

A noi sembra antico come un mobile tarlato. Un mobile senza alcun valore, beninteso.

Alessandro Vizzino

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Qual è la tua opinione sul Premio Strega e La Ferocia di Nicola Lagioia?

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Non credo ci sia molto altro da scrivere, si tratta solo ora di aprire una discussione con il tuo commento qua sotto. Scrivici per favore che cosa nel pensi del Premio Strega e magari – se l’hai letto – anche del libro “La ferocia” di Nicola Lagioia (se non l’hai letto e lo vuoi comprare, a questo link lo trovi a meno di 9€: attenzione, se lo compri poi però lo devi recensire ;-))

P.S.: Dal mio punto di vista, in un contesto editoriale così torbido e ingiustamente selettivo, ogni giorno che passa, anche in accordo agli ottimi risultati che stanno ottenendo gli autori hanno già aderito al servizio, trovo sempre più giustificata, coerente ed efficace la scelta di portare avanti il servizio esclusivo di “Self Publishing Vincente“.

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